Innamoriamoci della musica
“Un’opportunità da cogliere” è questo il mantra che gli artisti e gli organizzatori di eventi del nuovo secolo hanno il dovere di perseguire. La necessità sempre crescente di avvicinare nuovi target e nuovi pubblici per ampliare i fruitori dei luoghi di spettacolo è sempre più evidente. Innovarsi per innovare attraverso uno sviluppo consapevole e positivo in un mondo nuovo e con generazioni nuove. Il filo conduttore è che non esiste spettacolo senza pubblico.
Uno degli obiettivi principali è superare lo stereotipo che la musica classica, l’opera lirica o il teatro siano generi superati, lontani dal gusto e dal linguaggio dei giovani o, ancor più grave, rilegati ad una nicchia di fruitori. L’unico strumento che abbiamo è l’educazione consapevole che possa rendere fruibile il gusto del patrimonio culturale che la musica e lo spettacolo possono e hanno il dovere di tramandare. Non si può prescindere, come detto, dal contesto educativo che apra le porte ai giovani a un bagaglio di conoscenze e competenze che permettano di costruire un proprio gusto e bisogno culturale.
Questo concetto di apertura, di inclusione e di accesso alla cultura è stato ampiamente discusso da vari studiosi. Tra questi, Colbert, Bauregard e Vallée (2001), riflettono sull’importanza del prezzo e del valore percepito delle esperienze culturali. “Il prezzo ombra delle arti cala quando l’esperienza, la comprensione e altre qualità umane di capitale importanza, spesso associate all’arte, vengono coltivate”. Questo punto evidenzia come il valore di una performance culturale non risieda solo nel prezzo del biglietto, ma nell’esperienza che essa offre al pubblico, un’esperienza che può e deve essere approfondita per diventare apprezzata. Il contesto educativo, infatti, è essenziale per lo sviluppo di una relazione profonda e consapevole con le arti. In questo modo, il pubblico non è solo un “consumatore” passivo, ma diventa parte integrante del processo di valorizzazione culturale.
Nelle riflessioni di Becker e Stiegler (1977), l’educazione e l’incentivazione al consumo culturale sono visti come parte di un circolo virtuoso. La creazione di un ambiente educativo e stimolante serve a costruire un interesse che va oltre la semplice fruizione di uno spettacolo. Essa implica l’aumento dell’utilità marginale, non solo in termini di consumo di eventi, ma anche in termini di tempo, denaro e impegno intellettuale richiesto. In altre parole, il pubblico non solo apprezza lo spettacolo, ma ne riconosce anche il valore in un contesto più ampio, che include l’impegno che ogni partecipante è disposto a mettere nel suo percorso di crescita culturale.
Le arti cosiddette “colte” sono tradizionalmente viste come uno dei principali veicoli di trasmissione di un patrimonio culturale che spesso non è immediatamente accessibile alle nuove generazioni. Tuttavia, il processo di “coltivazione” di questo gusto non deve essere visto come un’imposizione, bensì come una possibilità di costruire un legame affettivo con l’arte che si radica fin dall’infanzia. Educare alla musica, al teatro, all’opera e alla danza non vuol dire solo apprendere tecniche o nozioni, ma sviluppare un gusto e una sensibilità estetica che accompagneranno l’individuo per tutta la vita. Questo approccio, il cosiddetto learning by doing, propone un processo di apprendimento esperienziale che non si limita al semplice ascolto o osservazione passiva di un evento, ma si traduce in una partecipazione attiva e consapevole.
Un altro punto fondamentale riguarda l’impegno e la motivazione del pubblico. Come osservato successivamente, una maggiore esposizione e/o coltivazione ad eventi culturali può generare una sorta di “assuefazione”/“coltivazione”, dove l’individuo sviluppa una crescente voglia di fruire di tali esperienze. La costruzione di un percorso che inizi sin da giovani è fondamentale, ma altrettanto importante è l’accompagnamento nella vita adulta. Il consumo culturale non deve essere visto come un’azione isolata, ma come parte di un processo di crescita e maturazione di un individuo. I consumatori di cultura, quindi, non sono mai passivi: diventano protagonisti nella costruzione e definizione del proprio gusto. Uniti verso una crescita di capitale umano (Putnam 2000).
Il concetto di gusto coltivato (Colbert), quindi, diventa il cuore di questo processo educativo. Un gusto coltivato che deve e ha la necessità di crescere anche con la frequentazione e l’esposizione maggiore ad eventi culturali. Il tutto con il fine di influenzare il modo in cui le persone percepiscono la cultura e se stesse come parte di essa. Così, la frequentazione regolare di eventi musicali, teatrali o artistici crea un percorso che porta all’interno di un contesto sociale e culturale ben definito, in cui le esperienze formative non sono solo un arricchimento individuale, ma anche un atto di responsabilità collettiva.
Questi principi educativi possono essere rafforzati da un’offerta culturale che sia in grado di incontrare le esigenze e le aspettative delle diverse generazioni. Per questo, gli eventi culturali devono essere inclusivi e adattarsi ai cambiamenti sociali, rispondendo alle sfide poste dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione, mantenendo però intatto il valore intrinseco dell’esperienza culturale. L’equilibrio tra tradizione e innovazione è fondamentale per avvicinare il pubblico più giovane senza sacrificare la profondità e la qualità delle proposte.
Il legame tra musica e sport, sebbene inizialmente possa sembrare incongruo, può rappresentare una via interessante per attrarre nuove generazioni verso la musica classica e l’opera. Alcune raccolte di studi (Terry 2006) evidenziano come la musica possa essere utilizzata anche negli ambienti sportivi per evocare emozioni forti ed ancora per concentrarsi sul ritmo, che sono le stesse emozioni che un pubblico sperimenta durante un concerto o una rappresentazione teatrale. Lo sport e la musica, infatti, condividono la capacità di generare un’esperienza estetica intensa che si riflette sull’individuo e sulla collettività. Ecco perché è importante pensare a come le nuove modalità di fruizione culturale possano unire questi due mondi, creando occasioni in cui la musica classica o l’opera siano esperite in ambienti nuovi e inediti.
In questo contesto, il concetto di “educazione estetica” non si limita a una mera formazione teorica, ma diventa esperienza condivisa. Un’esperienza che deve ed ha l’obbligo di essere interdisciplianre (Fabbri 2015). Più che mai, la musica e le altre arti devono essere un punto di incontro tra diversi linguaggi, che sappiano rispondere alle sfide della modernità. Ecco, quindi, che la musica diventa uno strumento non solo educativo, ma anche di coesione sociale. La creazione di una cultura condivisa che valorizzi l’arte come elemento fondamentale per il benessere dell’individuo e della società è il grande obiettivo da perseguire.
I bisogni culturali si costruiscono nel tempo (learning by doing), creando fin dall’infanzia una sorta di istinto, abitudine e interesse alla frequentazione di determinati ambienti e spettacoli, associando un sentimento positivo in grado di carpirne il vero valore culturale e positivo che possa persistere anche nell’età adulta. Il tutto con il precipuo fine di garantire una società persuasa e convinta del valore inesauribile di questa arte. Una costruzione di una sorta di incentivo, quasi naturale, che spinga verso una continua e crescente consapevolezza del valore e dell’importanza di frequentare il mondo della cultura, della musica e delle arti.
Riferimenti bibliografici:
- Colbert François, Beauregard Caroline, Vallée Luc, L’importanza del prezzo del biglietto per i frequentatori abituali del teatro, in “Marketing culturale e dintorni”, Fondazione Fitzcarraldo, Link al sito, p. 3;
- Maule, E. (2011). La diffusione del teatro d’opera nelle giovani generazioni.
- Somigli, P. (2021). La musica classica: un diritto formativo per tutti. In Per tutta la vita: pedagogia come progetto umano (pp. 294-300). FrancoAngeli.
- FABBRI P. (2015). Una sfida didattica e culturale. Insegnare la storia della musica, “Musica docta”.
- Terry, P. C., & Karageorghis, C. I. (2006, September). Psychophysical effects of music in sport and exercise: An update on theory, research and application. In Psychology bridging the Tasman: Science, culture and practice–Proceedings of the 2006 joint conference of the Australian Psychological Society and the New Zealand Psychological Society (pp. 415-419).
- Stigler, G.J. e Becker, G.S. (1977), “De Gustibus Non Est Disputandum,” American Economic Review, Vol. 67, No. 2, 76-90.
- Putnam, R. (2000), Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community, (New York, Simon and Schuster).